la vita, il golf e dintorni

considerazioni e pensieri in libertà

martedì, marzo 21, 2006

‘N’arìss mäi pu volsù färtol savér
par ne därot un ätor dispjäzer,
mo l’ò scopèrt soltànt gióron pasè:
j’àn tajè la nostra pjànta in fónda al prè.
T’al ricòrd, véra, còll prè e cla carära,,
a l’ómbra äd du filàgn äd’na pjopära,
cuànd da ragàs, in-t-j’an’ ’dl adolesénsa,
sfojàvm’insémma i fjòr’ ädl inocènsa?
An t’al vräva mìga dir, mo ormäi l’ò ditt:
in cla pjànta tajäda gh’è an mo scritt,
inciz sóra la scorsa, cm’un cortlén,
do cifri e un cór par dir ch’a ‘t vräva bén.
Còsi che ‘l témp l’à ormäi prescritt.
Fòrsi. Mo coll ch’è scritt, è scritt.
 
                              Gianni Alfieri
 
Non avrei mai voluto fartelo sapere
per non darti un altro dispiacere,
ma l’ho scoperto solo nei giorni scorsi:
hanno tagliato la nostra pianta in fondo al prato.
Ti ricordi, vero, quel prato e quella carraia,
all’ombra dei due filari di pioppi,
quando da ragazzi, negli anni dell’adolescenza,
sfogliavamo insieme i fiori dell’innocenza?
Non te lo volevo mica dire, ma ormai l’ho detto:
in quella pianta tagliata ci sono ancora scritte,
incise sopra la corteccia, con un coltellino,
due cifre e un cuore per dirti che ti volevo bene.
Cose che il tempo ha ormai prescritto.
Forse. Ma quel che è scritto è scritto.
.....
oliosutela
carraia-ff
 

Postato da: giarina a 08:56 | link | commenti (12)


Commenti
#1   21 Marzo 2006 - 09:11
 
Quel che è scritto è scritto...
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#2   21 Marzo 2006 - 09:19
 
Sai che quando nacqui, mio nonno paterno piantò un abete nel suo giardino per me?
Era diventato un alberone quando io avevo una ventina di anni.
Poi mio nonno è morto e un progetto per due palazzine ha preso il posto del giardino e l'abete è stato tagliato.
ma io quell'abete non me lo scordo mica...***
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#3   21 Marzo 2006 - 09:43
 
Quel blu in alto, che sfuma quasi in verde oltremare è bellissimo! il resto del paesaggio sembra nuovo nuovo, appena lavato dalla pioggia...
ci vediamo sotto gli alberi?

bisognerebbe insegnare i nomi degli alberi ai bambini... io ne so riconoscere pochissimi.
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#4   21 Marzo 2006 - 09:47
 
Che tristèss...
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#5   21 Marzo 2006 - 10:04
 
No dai... perchè Lotrò?
Si "sfogliavano i fiori dell'innocenza", il ricordo traspare vivo, profondo, essenziale. L'unica nota amara forse è quella del taglio dei pioppi, ma sancisce anche l'inalienabilità dei sentimenti nel tempo, della loro purezza eterna.
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#6   21 Marzo 2006 - 10:05
 
sal, ho firmato qualcosa senza prima aver letto?

una delle due palazzine si chiama metallina, sono sicura.

anch'io geo, ma sai che a pensarci bene non mi dispiace?

è colpa della pioggia capolot.
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#7   21 Marzo 2006 - 11:08
 
La dolcezza infinita del dialetto.....

"Invecend a vrés
büta föra in dialét
col co tgnü dentr’in italian.
As pö di töt cm’al mé dialét..."

(da "Invcend" di Cesare Zavattini)
http://maestro.blog.tiscali.it/we1503350/

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#8   21 Marzo 2006 - 11:28
 
eh sì scripta manent, ma dipinta volant
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#9   21 Marzo 2006 - 12:36
 
Scrivuu in sul pan de giass....
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#10   21 Marzo 2006 - 13:13
 
davvero matteo, quante cose si possono dire in dialetto con una sola parola!
il grande zavattini era di reggio, e lo si sente dalle ö, che noi non abbiamo.

ulisse, volant ma nemo pigliat.

cossa xe che te g'ha dìto pierin?
(io ne ho due di dialetti, sono ricca)


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#11   21 Marzo 2006 - 15:00
 
Scritto sul pane di ghiaccio.
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#12   23 Marzo 2006 - 08:59
 
tutto bellissimo
e il tuo quadro di più!
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