Aiutatemi a capire.
Si deve pensare, creare, dipingere, vivere per se stessi o è giusto e naturale aver bisogno dell’approvazione degli altri.
Per quel che mi riguarda, pensavo di non dipendere da nessun giudizio e mi ritenevo abbastanza forte da poter affrontare qualsiasi critica.
D’altra parte, partecipando a mostre ed esponendo il mio lavoro per tanti anni, sono sempre stata consapevole del fatto che me ne poteva capitare, prima o poi, anche una negativa.
Fatto sta che nei mesi scorsi mi avevano invitato a partecipare ad una mostra collettiva, in una libreria della città, tema "l'arte sacra"
Ho accettato, ma in seguito gli organizzatori mi hanno comunicato che avevano deciso di restringere la cerchia degli invitati, per mancanza di spazio, esponendo solo le opere dei soci tesserati.
Quindi niente FF, e fin qui tutto normale, succede.
L’altro ieri, però, mi è arrivato l’invito per l’inaugurazione di questa mostra e tra i partecipanti ci sono anche artisti che, se hanno una tessera, è quella del tram, non certo quella di artemilia.
Ho chiesto chiarimenti e tra le tante confuse spiegazioni che mi sono state date, ieri mi hanno detto che probabilmente al critico di Parma uno dei miei ultimi quadri, presentato ad una mostra che "raccontava" il Po, non è piaciuto, e l’associazione, invitandomi, temeva di andar incontro ad un suo giudizio negativo.
La figura del critico d’arte del giornale locale, in una città di piccola provincia come la mia, è molto importante, e può bollarti a vita, e meno male che la mia ha già passato la metà, e ormai quel che è fatto è fatto…fosse capitato trent’anni fa, all’inizio, un giudizio del genere mi avrebbe tagliato le gambe.
Il problema è che però è difficile far finta di niente.
Ho anche provato a scrollar le spalle dicendo a voce alta un chissenefrega.. mi sono ripetuta che ci son problemi tanto più grandi al mondo..ma non serve a nulla.
Mi resta sempre quella cappa pesante, un senso d’isolamento e di grigia inadeguatezza che vorrei non sentire.
Qui in casa mi ripetono sii superiore, ma non possono capire.. e io ci provo ad esser superiore, mi sforzo talmente tanto che da superiora son quasi diventata badessa, ma dura solo il tempo di un pensiero..poi crolla tutto e mi torna quel senso di esser un niente che vorrei dividere con mio padre o con mio zio.
Loro avrebbero sicuramente capito cosa può voler dire essere un niente 120x70 a grana fine, lino pesante.
niente-ff